F1 Austin, perché la strategia Red Bull ha messo spalle al muro Lewis Hamilton


Le “chiamate” del pilota al muretto Red Bull nei pit stop di Austin hanno costretto Mercedes a mosse poi rivelatesi perdenti. E la gestione delle gomme di Max ha deciso il GP

Giulio Caronia

Dopo sgarbi e insulti con annesso dito medio durante le FP2 del GP Usa di F1, in molti si aspettavano la resa dei conti tra Lewis Hamilton e Max Verstappen al via della corsa di Austin. Un vero e proprio contatto non c’è stato, ma questo non significa che i due principali pretendenti al trono 2021 non ci abbiano regalato uno show degno dell’atmosfera elettrizzante che si respirava in un Circuit of the Americas dalle oltre 400.000 presenze nel weekend. E se il corpo a corpo si è concretizzato solo in curva 1 grazie all’ottima partenza di Lewis, in grado di prendere l’interno e sorprendere il rivale, i restanti 56 giri della gara texana sono stati un turbinio di emozioni legate alle due tattiche differenti adottate dagli ingegneri al muretto. Una vera e propria partita a scacchi che alla fine ha visto trionfare l’asso olandese, in grado di imporsi grazie alle eccezionali – e forse in parte sorprendenti, almeno stando ai pronostici della vigilia – prestazioni della sua Red Bull, ma anche per via di una gestione del mezzo da campione navigato.

primo pit, capolavoro verstappen

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Proprio nella prima parte di gara, disputata con le Pirelli medie già usate nella Q2 del giorno prima, Max aveva chiaramente qualcosa in più rispetto…



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