F1 in Messico, aria rarefatta il pericolo n. 1 per i freni


L’altitudine di 2285 metri dell’Autodromo Hermanos Rodríguez un fattore critico per il raffreddamento di dischi e pastiglie. E l’asfalto poco usato negli ultimi due anni può generare scivolamento

Dopo un anno di stop per il Covid, la F1 torna in Messico, una delle piste in assoluto più esigenti per le monoposto del Mondiale. Il layout della pista di Città del Messico, congiuntamente all’elevata altitudine, fa sì che una delle componenti più sollecitate siano i freni, che, come dichiara la Brembo, lavorano a regimi termici molto elevati per dischi e pastiglie, rendendo il circuito uno dei più critici per la gestione delle temperature. I motori delle monoposto, essendo sovralimentati, non risentono dell’altitudine, garantendo prestazioni come a livello del mare.

I dati delle frenate

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L’aria utilizzata per il raffreddamento dei freni ha una resa decisamente inferiore, dovuta alla minore densità. Nel 2016 questo ha comportato diversi problemi di gestione ai vari team che, pur presentandosi con prese d’aria per i freni con la massima apertura disponibile, hanno faticato a mantenere pinze e materiale d’attrito nei limiti di temperatura raccomandati. Le frenate complessive sono 10 e le più impegnative sono quelle in curva 1 (dove si passa da 372 km/h a 110 in appena 153 metri), in curva 4 (da 334 a 107 km/h in 128 metri) e in curva 12 (da 336 a 136 km/h in 124 m).

Aria rarefatta

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Questo è uno dei circuiti storici per la Formula 1,…



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