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Home Attualità

Il Punto – Si gioca a Risiko calando l’asso / Notizie / Home

by CS24
Ottobre 22, 2025
in Attualità
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Il Punto – Si gioca a Risiko calando l’asso / Notizie / Home
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www.unimondo.org

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Si gioca a Risiko calando l’asso: il Nobel per la Pace. Succede con il Venezuela del contestato presidente Maduro e dell’ambigua vincitrice di Nobel per la Pace, Machado. Le riserve petrolifere di Caracas piacciono troppo a Trump e Machado, un Nobel così “pacifista” da invocare l’intervento militare statunitense per abbattere Maduro, è la sua occasione. Così, Washington ha alzato il tiro. Trump ha dato il via libera a operazioni clandestine della Cia in Venezuela, avvertendo di avere nel mirino l’opzione di effettuare operazioni militari terrestri nel Paese. Tutto questo mentre nel Mar dei Caraibi si moltiplicano gli attacchi mortali statunitensi contro imbarcazioni venezuelane.

È una faccia diversa, e pericolosa, dello scontro fra “filoamericani” e “antagonisti” per il controllo mondiale delle risorse e dei mercati. Sullo sfondo della guerra dei dazi fra Washington e Pechino, trame e alleanze vengono tessute ovunque: a Mosca, ad esempio. Il neo presidente siriano Ahmed al-Sharaa, colui che ha defenestrato la famiglia al-Assad da Damasco dopo una guerra di anni, ha incontrato il presidente Putin nella capitale russa. Una visita speciale, perché – ricordiamolo – con il nome di Abu Mohammed al-Julani aveva guidato al-Qaeda nella lotta a Bashar al-Assad, dittatore in Siria e fedelissimo alleato di Mosca. Ora che guida la Siria ed è tornato a chiamarsi al-Sharaa, il neo presidente vuole ripristinare e ridefinire le relazioni con la Russia. Durante la visita di Stato ha spiegato che  “esistono relazioni bilaterali e interessi condivisi che ci legano alla Russia, e rispettiamo tutti gli accordi presi con essa”. Come dire: si continua com’era prima. Le agenzie internazionali sostengono che al-Sharaa vuole soprattutto farsi consegnare Bashar al-Assad, il vecchio dittatore, attualmente in esilio proprio a Mosca. In ogni caso, si tratta di una scelta di campo che appare precisa, per una Siria che ha ancora molti problemi in una zona del Mondo estremamente polarizzata. Parte del territorio nazionale è, infatti, in mano ad Israele, che lo ha occupato nei giorni in cui le forze allora ribelli occupavano Damasco. Poi, continuano le occasioni di scontro con i curdi nell’area di Aleppo. Proprio lo scorso mercoledì, il 15 ottobre 2025, Il governo siriano ha dichiarato un nuovo cessate il fuoco tra le sue forze di sicurezza e i combattenti curdi. Per una notte c’era stata battaglia, con alcuni morti e feriti. Si tratta di una pausa concordata dalle parti, che hanno deciso un “cessate il fuoco globale su tutti i fronti e le posizioni militari nella Siria settentrionale e nordorientale”. Come dire: la guerra continuerà.

E si continua a morire a Gaza. Seguendo la trama del cosiddetto “accordo di pace”, Hamas restituisce i prigionieri vivi e ciò che trova di quelli morti. Dice che servono attrezzature specializzate e  assistenza per localizzare i corpi ancora sepolti sotto le macerie. E Gaza, oggi, è solo macerie. Trump strepita e minaccia: se non verrà rispettato l’accordo, dirà all’esercito israeliano di attaccare. È  lui, insomma, che comanda, ma nel frattempo, le forze armate di Tel Aviv attaccano comunque. Solo mercoledì 15 ottobre, ci sarebbero stati 9 palestinesi morti per aver superato una “linea di sicurezza”. Il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Tom Fletcher, ha lanciato un appello, per far sì che tutti rispettino gli accordi. “Palestinesi, israeliani e la popolazione di tutta la regione – ha detto –  vogliono che questa pace prenda piede”. Vero, ma intanto in Cisgiordania i coloni israeliani, aiutati dall’esercito, proseguono nell’opera di “pulizia e sgombero” del territorio, uccidendo o costringendo alla fuga da casa loro i palestinesi. Le forze armate israeliane hanno intensificato gli sforzi per sfollare con la forza le decine di migliaia persone che vivevano nei campi profughi di Nur Shams e Tulkarem, nel Nord Ovest della Cisgiordania. È stato un assalto via terra senza precedenti, dicono i testimoni, con l’uso di bulldozer, incendi dolosi e fuoco di cecchini. Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA), quella che Netanyahu non vuole operativa in Cisgiordania e Gaza da gennaio 2025,  la violenta “Operazione Muro di Ferro” voluta dal governo di Tel Aviv  ha costretto circa 32.000 residenti dei campi profughi di Tulkarem, Nur Shams e Jenin a spostarsi. L’esercito israeliano, ha designato entrambi i campi come “aree militari chiuse”. E ne ha preso possesso.

Altrove, si muore come se si fosse in trincea. Nell’Ucraina invasa dalla Russia la guerra macina intere generazioni di esseri umani. Sono passati 1.331 giorni dall’”operazione speciale” voluta da Putin. In settimana, le forze russe hanno lanciato pesanti attacchi contro la seconda città più grande dell’Ucraina, Kharkiv. Hanno colpito un ospedale. Contemporaneamente, è stata attaccata la capitale e le bombe hanno creato forti disagi nell’erogazione di energia in tutto il Paese. Sempre i russi hanno attaccato un convoglio di veicoli delle Nazioni Unite. Trasportava aiuti umanitari. L’attacco, fortunatamente senza feriti, è avvenuto nei pressi della città di Bilozerka, nella regione di Kherson. Al fronte, il Ministero della Difesa russo dice di aver preso il controllo del villaggio di Balahan, nella regione di Donetsk, nell’Ucraina orientale. Soprattutto, ha annunciato di poter ancora schierare, per questa guerra, due milioni di riservisti: un numero spaventoso.

Terribile è anche quello che accade in Sudan: in settimana, almeno 60 civili sono stati uccisi nei bombardamenti fra fazioni che si contendono il potere. E in Pakistan continuano gli scontri alla frontiera con l’Afghanistan. Islamabad afferma di aver ucciso più di 200 combattenti talebani, mentre il gruppo afghano afferma di aver ucciso 58 soldati pakistani. Il governo pakistano accusa i talebani di dare ospitalità e appoggio a gruppi terroristici. La tensione fra i due Paesi è alta. Giovedì 9 ottobre 2025 Kabul è stata scossa da esplosioni e colpi d’arma da fuoco. Il governo talebano ha accusato il Pakistan di essere dietro gli attacchi.  Islamabad non ha smentito.

Sono nato a Verona nel 1960. Sono l’ideatore e direttore del progetto “Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo” e sono presidente dell’Associazione 46mo Parallelo che lo amministra. Sono caposervizio e conduttore della Tgr Rai, a Trento e collaboro con la rubrica Est Ovest di RadioUno. Sono diventato giornalista a tempo pieno nel 1988. Ho lavorato per quotidiani, televisioni, settimanali, radio siti web. Sono stato inviato in zona di guerra per Trieste Oggi, Il Gazzettino, Il Corriere della Sera, Il Manifesto, Liberazione. Ho raccontato le guerre nella ex Jugoslavia, in America Centrale, nel Vicino Oriente. Ho investigato le trame nere che legavano il secessionismo padano al neonazismo negli anni’90. Ho narrato di Tangentopoli, di Social Forum Mondiali, di G7 e G8. Ho fondato riviste: il mensile Maiz nel 1997, il quotidiano on line Peacereporter con Gino Strada nel 2003, l’Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo, nel 2009. 



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Fonte originale: http://www.unimondo.org/Notizie/Il-Punto-Si-gioca-a-Risiko-calando-l-asso-267973

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