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Fonte:
lavaligiainviaggio.com
Rio De Janeiro, letteralmente “Fiume di Gennaio”, è la città che proprio non si vuol lasciare.
Bagnata dall’Oceano, sembra un Paradiso macchiato di cemento.
A Rio la sabbia pare zucchero, le onde danzano in continuazione e l’energia vibrante si alimenta costantemente di musica e sorrisi.
Andare a Rio De Janeiro significa stupirsi del Sud America, sentire il sussurro della sua storia in un portoghese dall’accento gioioso; provare mille emozioni, perdersi alla vista di ogni alba e di ogni tramonto. Lasciarsi coinvolgere in tutto ciò che sappia di festa e sì, intuire che quello è il posto dove resteresti ancora, forse tutta la vita.

Copacabana e Ipanema: le spiagge più famose di Rio de Janeiro
La natura in cui è fagocitata, dipinge Rio De Janeiro di una bellezza sconcertante. Per questo trovo che tutto ciò che abbia uno stretto legame con la natura e i suoi scorci paesaggistici, scriva una lista di tappe a cui è impossibile rinunciare se si visita Rio.
Innanzitutto la costa, quella cantata e raccontata da parole e immagini. I chilometri di spiaggia disegnano metà dei contorni della città brasiliana e lì, in quelle lingue di sabbia, c’è la vita di tutti i suoi abitanti. I chioschi, le sedie su cui riposare, gli sportivi, la musica, i venditori ambulanti, i campi su cui giocare a tennis, pallavolo, “pallacalcio”.
Le spiagge di Rio sono un libro composto da capitoli in cui sembra che ogni pagina possa svelare, una alla volta, la cultura fatta di storie di vita, tradizioni e usanze.
Tutto racconta, perfino le onde del mare che risuonano forte nella notte, isolate dalla vita che di giorno anima questo angolo di Terra.

Il nuovo giorno a Copacabana
Al mattino il sole spunta dietro la baia di Copacabana. Dipinge il cielo di un rosso fuoco, poi di arancione. E’ impossibile non svegliarsi presto e perdere questo spettacolo, tanto che a quell’ora c’è già chi è impegnato nella sua routine: le canoe in mare, oltre il punto in cui le onde, infrangendosi, non si lasciano mai sorpassare dai bagnanti; chi si allena in spiaggia, chi corre per non perdersi la vista di quel punto luminoso alzarsi velocemente verso l’alto per dare inizio a un nuovo giorno.


Poi le spiagge si affollano. Ci sono bagnanti che mai nuotano ma che piuttosto affrontano le onde, i surfisti, là dove le correnti sono a loro più convenienti… Chi passeggia cantando musiche brasiliane con le cuffie strette su una miriade di capelli folti e ricci e, ancora, i venditori. Gente che vende samba, facendola ascoltare, gente che vende acqua di cocco, succhi di frutta, caipirinhas, spiedini di carne o di gamberi, mais, biscotti di riso soffiato, formaggio; perfino abiti, magliette, teli da mare, palloni e fischietti che hanno il suono del Carnevale brasiliano.
Basta restare fermi su uno stesso punto per vedere accadere velocemente tutto quanto io vi stia descrivendo.
Nel pomeriggio si animano i campi disegnati sulla sabbia. Sono tantissimi, gli uni accanto agli altri. Basta guardarsi attorno per accorgersi che lo sport più gettonato non sapevo neanche esistesse: è il footvolley, una forma di calcio giocato come se fosse pallavolo. Le due squadre sono composte generalmente da uno o due giocatori e ci si passa il pallone, attraverso la rete, semplicemente usando piedi, petto e colpi di testa, proprio come si farebbe nel calcio.
Ipanema e la vista sul tramonto
Giornate così vive si vedono sopratutto nelle ore in cui il sole lo consente. La pioggia ho avuto la fortuna di non incontrarla mentre è bastato un po’ di vento per fare di un pomeriggio d’agosto, una freddolosa manciata di ore in cui passeggiare sui marciapiedi delle spiagge di Rio, un susseguirsi di onde nere e bianche, che cambiano forme e ritmi appena arrivati a Ipanema, il luogo ideale dove ammirare il tramonto carioca.

La spiaggia su cui non si può fare a meno di canticchiare “La ragazza di Ipanema”, lentamente si spopola. La gente si raccoglie sulla scogliera di Praia do Arpoador e inizia la magia. Il tramonto dipinge il cielo, ancora una volta, di rosso e arancione. Sullo sfondo, il sole scivola in basso fino a nascondersi dietro il Morro Dois Irmãos, sui cui fianchi si lascia bene intravedere Vidigal, una delle tante favelas di Rio.
Scende la sera sulle spiagge di Rio De Janeiro
Il buio accende la città di mille lucine che quasi si confondono con le stelle. I famosi marciapiedi a strisce bianche e nere riservano piacevoli passeggiate su cui acquistare la merce dei venditori ambulanti. Dal tardo pomeriggio li avevo notati fermi alle proprie postazioni, davanti ai giocatori di footvolley. I chioschi si animano di profumi di arrosto, di buon cibo e di musica. Osservo la gente ballare il samba al Quiosque do Samba Social Clube, su Copacabana, e mi sento coinvolta da quella piacevole allegria. C’è poi il chiosco di cucina italiana, quello dove è in corso una festa privata…



Si apre la Feira de Copacabana, il mercatino serale di Avenida Atlântica, uno dei luoghi ideali dove acquistare souvenirs brasiliani. Si possono comprare le magliette di calcio, indossate orgogliosamente da tanti abitanti di Rio de Janeiro, le calamite, i braccialettini carioca, le piccole statuine del famoso Cristo di Rio…
Poi risalgo nella mia stanza d’albergo, scelto volutamente su Copacabana. Da lassù vedo le bancarelle del mercatino su cui sono appena stata a fare acquisti. Lentamente si svuota, si spegne. Così pure i chioschi, la spiaggia e il lungo marciapiede.
Resta l’Oceano a farsi sentire. Le sue onde canteranno per tutta la notte fino a un nuovo giorno, una nuova alba.

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